NATALE AD AMSTERDAM

NATALE AD AMSTERDAM

Un pomeriggio, sulla promenade verso il palazzo di vetro disegnato da Renzo Piano, ripensando alle vedute di Friedrich contemplate la mattina, i due sono attirati dalle insegne dei numerosi coffee shop promettenti il paradiso in terra, già commentate, osservate e scartate le ragazze in vetrina della Warmoesstraat, nel quartiere a luci rosse vicino alla stazione.

Alla fine, convinti da uno di quei richiami psichedelici, si decidono per un locale particolarmente suggestivo dove il Publisher ordina un caffè bollente e lei una fetta di special cake.

I dipinti di Friedrich, adesso, tornavano stravolti, rimandati in immagini che deformavano l’ottica del pittore tedesco in un pasticcio visivo d’improbabile veridicità: le due figure al crepuscolo, ora, contemplavano il pianeta Marte, il “mare di nebbia” si confondeva con il “mare di ghiaccio” e le tre età dell’uomo (di colpo divenute sei) erano contemporaneamente affacciate alla finestra da cui si scorgeva la luna. I due innamorati, in un bianco abbagliante, sorridevano sereni al mare in tempesta; la ragazza ritratta di spalle, nella casa piena di boiserie, si mescolava nella testa con le offerte per la casa editrice, la vendita dei libri, i vampiri, trasformandosi via via nei due giovani sulla prua del veliero, nel querceto avvolto dalla bruma, nelle coppie al tramonto, in cui le delicate sfumature pastello degli originali assumevano un carattere nuovo in un prisma di colori accesi e violenti di inusuale bellezza.

 

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