DA MONTEVERDE A “SCUOLA VIVA”

DA MONTEVERDE A “SCUOLA VIVA”

Nata l’anno successivo all’esodo di Elido da Quintodecimo, cresciuta in città, a Roma, nel quartiere dei poeti e dei registi, con baby sitter succedutesi senza sosta durando ognuna appena pochi mesi, nutrita (dopo la fase del biberon e dei Plasmon) a bastonicini Findus e sofficini agli spinaci, con gli “insiemi” alle elementari e gli “schemi” alle medie, era andata per anni a “scuola viva”, una scuola sperimentale anni Settanta con il pulmino che passava all’andata e i cartoni animati al ritorno: Mazinga Zeta, Goldrake, Candy Candy ma anche Heidi, Dolce Remy e prima ancora i Barbapapà, Don Chuck castoro e i Vichinghi, erano stati i suoi unici amici di merende dai cinque ai dodici anni. Poi, adolescente, finita la stagione delle formine di sabbia e dei disegni a cera, insieme agli esercizi di chimica e alle versioni di greco erano arrivati i primi baci sulle panchine del Comune di Roma il sabato pomeriggio al parco, le spedizioni al pub sotto casa la sera, gli amici, le canne.

 

Chiusa in casa, immobile, con le persiane accostate e all’ombra di buone letture (entro i sedici anni aveva già esaurito tutti i classici), a parte rare puntate al Lido per il bagno in mare, SCUOLA VIVAAlice i pomeriggi d’estate li aveva passati a guardare la tv con la nonna: per fortuna tutti istruttivi film d’epoca (le commedie sofisticate degli anni Trenta, la serie musicale con Fred Astaire, le piroette sincronizzate di Ester Williams ecc.) che la RAI aveva ancora il buon gusto e il buon senso di trasmettere in loop all’infinito.

In quegli stessi soggiorni veneziani, aveva imparato i trucchi per non creare corrente dentro casa, quelli per non bruciare la polenta, quelli, più utili, su come scegliere e tenersi stretto un marito. Questi ultimi però non li aveva saputi applicare con giudizio se a ventinove anni era già divorziata dall’uomo che, provocatoriamente e caparbiamente, aveva deciso di sposare ancora giovanissima con l’intento di scandalizzare i suoi inscandalizzabili, cinici, liberali, atei, anticonformisti, VEgenitori di sinistra (la nonna sì che si era scandalizzata; lei che nella scala delle professioni per il futuro marito della nipote aveva messo al primo posto un medico, al secondo un ingegnere e al terzo un avvocato, di fronte a un “lighting designer” era quasi svenuta e, una volta fattasi spiegare cosa fosse, la si sentì anche urlare: «Ma che, un elettricista??!!»).